Dopo aver letto la prima parte di questo articolo, siamo in grado di capire quali sono i segnali su cui si basa il linguaggio del cane.

Il passo successivo per riuscire a comunicare correttamente con il proprio amico peloso, è quello di rimediare ad alcuni errori che generalmente vengono commessi da noi umani.

Solo dopo questo ulteriore passaggio saremo in grado di iniziare a costruire un linguaggio condiviso.

Come evitare errori quando ci rivolgiamo al nostro cane

linguaggio cane parole

1. Usare poche parole e scelte con attenzione

Da bravi esseri umani quali siamo, basiamo gran parte della nostra comunicazione sulla voce.

cane che ti guardaIn alcuni casi i proprietari sotterrano i loro cani a colpi di

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In altri casi, come spesso accade anche con i neonati, gli umani si rivolgono al cane utilizzando una serie di parole a caso, con tono infantile.

In questo modo non stiamo assolutamente aiutando il nostro cane a capire le nostre reali intenzioni.

Questo non significa, però, che è vietato fare i “buffoni” o “chiacchierare” con il cane, ma dobbiamo tenere presente che, nel momento in cui vogliamo passare un messaggio chiaro, è decisamente meglio utilizzare poche parole ma buone.

2. Attribuire a ogni segnale un significato specifico

In questo caso, sono 2 le tipologie di errore in cui spesso cadono i proprietari.

  • Il dito magico

linguaggio-cane-ditoNel primo caso, l’umano utilizza un segnale unico per indicare differenti significati.

L’esempio più classico è il “dito magico”, con il quale il proprietario chiede al cane di sedersi, lasciare la pallina che ha in bocca, tornare subito da lui, scendere dal divano, smettere di abbaiare, ecc.

Ovviamente, per un cane sarà molto difficile capire cosa vorrà dire quel dito in quel momento e sarebbe sicuramente meglio scegliere un gesto per ogni comando.

  • Segnali differenti per stessi obiettivi

Nel secondo caso, al contrario, l’umano utilizza segnali differenti per raggiungere lo stesso obiettivo.

Ad esempio, un semplicissimo “vieni qui” si trasforma in: “vieni?”, “vieniquisubito!”, “PIIIIIIIPPPOOOO”, “Vuoi un biscotto?”, “guarda che bel gioco che ho!”, “Pippo andiamoooo”, “vabbè, io me ne vado eh”, e tanto altro.

3. Conoscere il significato che ha per il cane l’utilizzo di gesti tipicamente umani

linguaggio-cane-abbraccioUn esempio è quello dell’abbraccio, utilizzato da noi, in quanto primati, come dimostrazione di affetto.

Per il cane, al contrario, è molto più simile ad una monta, con tutti i significati (generalmente negativi) che le si possono attribuire.

Ai cani non piace essere abbracciati, ci sono casi in cui il cane di casa si rassegna all’abbraccio dei membri della sua famiglia, ma sicuramente non è un gesto da fare (o da permettere ai nostri figli di fare) con i cani sconosciuti.

Come evitare errori di lettura del linguaggio del cane

1. Non attribuire a gesti canini significati solo umani

Ad esempio i “baci”.linguaggio-cane-bacio

Il cane non dà i bacini, specialmente quando noi ci piantiamo con tutta la faccia davanti al suo muso, lo fissiamo negli occhi e strilliamo: “dai un bacino a mamma!”.

Leccare il muso dell’interlocutore, nella lingua canina, è un segnale di pacificazione: il cane che lecca la nostra faccia in quel contesto (ma anche la mano dello sconosciuto piantata sulla sua testa o il bambino che lo abbraccia forte) sta cercando di calmarci e dimostrarci il suo disagio.

Ovviamente, questi tipi di leccate non hanno nulla a che vedere con le reali dimostrazioni di affetto e cura che avvengono durante i momenti di intimità e coccole tra cane e proprietario.

2. Imparate a riconoscere le diverse cornici comunicative

linguaggio-cane-ringhioUno stesso segnale può assumere valori e significati diversi in base al contesto in cui si trova il cane.

Il ringhio emesso dal cane mentre sta giocando con il suo proprietario al tira e molla non ha ovviamente lo stesso significato di quello rivolto ad una persona che sta entrando nella sua proprietà.

3. Non sottovalutare il valore comunicativo di alcuni gesti del cane

Alcune persone, infatti, non ritengono che alcuni comportamenti canini siano molto importanti per la sua comunicazione.

C’è chi sottovaluta l’importanza di fare pipì in un determinato luogo piuttosto che in un altro, chi ignora segnali importanti (come girare la testa o sbadigliare).

Imparare a condividere un linguaggio

Ormai dovrebbe esser chiaro che due specie diverse parlino lingue differenti. Poiché non esiste un traduttore istantaneo uomo-cane, bisogna cercare un punto d’incontro, da cui iniziare a costruire un patto comunicativo.

Imparare a comprendere la comunicazione reciproca, come abbiamo visto, è il primissimo passo; in secondo luogo dovremmo iniziare a condividere con il nostro cane sia i segnali di un futuro patto comunicativo, sia i significati che intendiamo loro attribuire.linguaggio-cane-corsa

Ad esempio, il “vieni qui” (ma anche “seduto”, “è ora delle pappe”, ecc.) non ha alcun significato di per sé, ma inizierà ad averlo quando insegneremo al nostro cane cosa ci aspettiamo da lui in quel momento.

Lo possiamo aiutare, all’inizio, dandogli delle indicazioni in “canese”. Infatti, un cane sarà molto più portato a seguirci e avvicinarsi a noi se la direzione del nostro corpo sarà quella effettiva del movimento che vogliamo che compia.

In altre parole, un cane ci seguirà se gli daremo le spalle e andremo in direzione opposta alla sua. Se ci mettiamo a corrergli dietro, infatti, con il corpo gli stiamo dicendo di andare in un verso, mentre con la voce in un altro (ed è altamente probabile che si spaventi o lo prenda come un gioco, in entrambi i casi scappando più velocemente).

Qualsiasi sia il segnale che vogliamo insegnare al cane, al raggiungimento della risposta giusta da parte sua, dovremo dargli un’indicazione affinché capisca che era proprio quello che ci aspettavamo da lui.

Sempre continuando l’esempio del “vieni qui”, al momento dell’affiancamento, basterà un “bravoooo“, una corsa assieme, un gioco da condividere.linguaggio-cane-coccole

Che poi, in realtà, se ci pensiamo bene, è lo stesso identico processo che mette in atto un cane nei nostri confronti.

Un cane che vuole portarci ad esplorare con lui il bosco si affaccerà, ci guarderà e ci chiamerà in qualche modo (abbaiando o con un inchino).

Nel momento in cui noi faremo due passi verso di lui, farà uno scatto indietro in direzione bosco, indicandoci che sì, era proprio quella la direzione che dovevamo prendere (poco importa se sono le 21 di sera e noi vogliamo tornare a casa).

Se ci fermeremo, il cane tornerà ad affacciarsi e così via fino a quando non ci porterà dove vuole lui.

Comunicazione è relazione

Un’importante postilla è il fatto che, se da un lato non esiste una buona relazione senza una buona comunicazione, dall’altro vale anche l’esatto contrario.

C’è differenza tra comunicare con il nostro cane e “farci ubbidire”.

Un cane può benissimo aver imparato cosa significhino certi nostri gesti, ma affinché li ascolti servirà una relazione solida, basata sulla fiducia, la condivisione di momenti piacevoli, la complicità e l’affiatamento.