Personalmente ritengo che due siano gli errori più grandi che l’uomo commette nei confronti degli animali che vivono al suo fianco: da un lato la reificazione, cioè la trasformazione dell’animale in cosa o mero strumento, funzionale ai nostri bisogni e necessità, che siano di ordine alimentare, lavorativo o altro. Dall’altro lato l’antropomorfizzazione, l’interpretazione dell’animale in senso identificativo, assimilandolo all’uomo in tutto, compresi quelli che sono i suoi bisogni psico-fisici, la sua comunicazione, le sue modalità interattive.

Antropomorfizzare un animale non solo travisa quello che realmente è, ma spesso è causa di errori madornali che operiamo nei suoi confronti. Interpretare un comportamento dei cani in chiave umana, infatti, azzera completamente la reale portata comunicativa del gesto messo in atto e, in più, non ci permette di rispondere in modo appropriato alla pragmatica, rischiando dei fraintendimenti perfino pericolosi.

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Un esempio tra tutti potrebbe essere l’abbraccio e il “bacino”. Noi umani abbracciamo i cani convinti che loro parlino la nostra stessa lingua da primati, nella quale abbraccio significa affetto. Nel linguaggio del cane, invece, l’abbraccio è quanto di più simile ad una monta esista. Nel migliore dei casi, il nostro cane capirà che il nostro obiettivo comunicativo è positivo e subirà l’abbraccio, arrivando in rari casi perfino ad amarlo (ma non è detto che lo stesso cane lo faccia con un umano sconosciuto, adulto o bambino che sia). Nel peggiore dei casi, invece, ci manifesterà il suo disagio con tutta una serie di segnali che tenderemo nuovamente a fraintendere perché letti in chiave umana, come farci gli occhioni, girare la testa o darci i “bacini” in faccia. Tutti segnali di pacificazione che ci stanno dicendo: “Ehi, mi dai fastidio, ti va di smettere?”. Ma noi penseremo: “Che carino! Lo abbraccio e mi da i bacini” fino al giorno in cui, stufo di essere incompreso, userà gli unici due comportamenti che noi umani capiamo istantaneamente: ringhio e/o morso.

 

Perché tutta questa premessona? Perché esistono tantissimi, ma tanti davvero, proprietari di cani che antropomorfizzano alcuni comportamenti del cane riducendoli a “dispetto”. E questo non solo fa male alla relazione tra i due, ma non permette di riconoscere il reale motivo che sta alla base di un determinato comportamento (a volte perfino un disagio molto serio), rendendo veramente difficile risolverlo.

Sfatiamo subito un mito: il cane non fa i dispetti. Non in senso umano, almeno. Secondo l’enciclopedia Treccani un dispetto è un “atto compiuto espressamente e con malignità per far dispiacere altri, per irritare o procurare danno”. E il cane non ha proprio l’area del cervello atta ad agire con malignità. Certo, può imparare, vivendo a stretto contatto con il suo gruppo, a discernere tra quello che secondo l’umano è “giusto” e “sbagliato”, ma non farà mai una cosa sbagliata consapevolmente e con il fine esclusivo di farci dispiacere o irritarci.

I comportamenti dei cani considerati “dispettosi”

I comportamenti che maggiormente vengono indicati come dispettosi sono le deiezioni in ambiente domestico, vocalizzi di vario tipo, distruggere oggetti o scavare buche in giardino, rubare cose.

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Questi sono tutti atteggiamenti che possono avere scopi e significati differenti a seconda del cane che li mette in atto, del contesto e delle dinamiche familiari. Ma in nessun caso possono essere considerati dispetti, al contrario a volte nascondono gravi disagi (o, perfino, patologie, come nel caso dell’ansia da separazione).

Riconoscere a questi comportamenti dei cani lo status di “sintomo” è fondamentale per poter andare ad indagare le loro cause e poter risolvere, una volta per tutte, il comportamento alla radice, evitando disagi sia per il cane che per i suoi umani. Spesso la causa potrebbe essere semplicemente noia, che porta il cane ad impegnarsi in un’attività divertente (per lui) come la distruzione di un divano, o un tentativo di attirare la nostra attenzione, come può essere un furto di un oggetto. Ma alcuni di questi comportamenti non dovrebbero essere sottovalutati, perché potrebbero anche indicare una forte ansia nei confronti della nostra assenza da casa.

La faccia colpevole, un altro antropomorfismo

“Ma come?” diranno in tanti proprietari, “ti sbagli, il mio cane SA di avere sbagliato, fa una tale faccia colpevole dopo aver fatto esplodere un intero materasso!”.

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Certo, il nostro cane fa la faccia “colpevole” al nostro rientro. Ma semplicemente perché ha paura di una nostra reazione e cerca di tranquillizzarci. Molto probabilmente è capitato in precedenza che, di fronte ad un disastro simile, al nostro rientro ci siamo arrabbiati tantissimo.

Prima che qualcuno si offenda, non serve picchiare il cane affinché possa avere paura di noi. I cani hanno una capacità empatica tale che basta il rumorino del nostro cuore infranto di fronte alla vista del materasso sbrandellato per fargli capire che siamo appena morti dentro e vorremmo strangolarlo. Anche se non diciamo o facciamo assolutamente nulla. Figuriamoci poi se la prima volta che abbiamo trovato un danno abbiamo piantato su una scenata isterica. Lui sa che al nostro rientro potremmo essere alterati e agirà di conseguenza, cercando di pacificare, con la sua faccia “colpevole”.

Ma il materasso, tornando al punto dell’articolo, non se l’è certo mangiato per farci un dispetto o punirci. Molto probabilmente, l’ha ridotto in pezzi perché era stressato dalla nostra assenza e distruggere e masticare, per un cane, è ansiolitico e rilassante.

Ansia da separazione

Proprio per questa funzione ansiolitica delle distruzioni, è il caso di prestare particolare attenzione ad alcuni di questi comportamenti, perché potrebbero sottintendere una vera e propria patologia. Per alcuni cani, infatti, essere lasciati da soli in casa è fonte di un fortissimo stress, che si può manifestare con vocalizzazioni di vario tipo, pigolii e ululati in primis, deiezioni in casa, distruzioni di oggetti o elementi di arredo.

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In tutti i casi, ma in questo in particolare, punire il nostro cane non ha assolutamente senso, anzi è controproducente. Il cane non ha la percezione a lungo termine delle conseguenze sociali delle sue azioni. Se lo sgridiamo due ore dopo dal fatto compiuto, penserà esclusivamente che siamo dei pazzi, senza collegarlo al cadavere del materasso presente nell’altra stanza. Se già di base c’è un disagio, perché il cane soffre per la nostra assenza, starà doppiamente male quando il tanto desiderato proprietario arriverà arrabbiato, andando ad aumentare l’ansia all’uscita successiva.

Attirare l’attenzione degli umani

Non per forza, tuttavia, ci dev’essere un problema serio dietro ad un comportamento “dispettoso”. Capita sovente che questi atteggiamenti siano tentativi di attirare l’attenzione (e, nel 99% dei casi, pure ben riusciti).

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Il cane è abilissimo ad addestrarci. La prima volta che capirà che al furto del calzino seguirà un divertentissimo inseguimento per tutta casa con tanto di tira e molla finale, segnerà a vita che uno dei modi più efficaci (e divertenti) per avere tutta la nostra attenzione è quello di rubarci qualcosa. E tanto più importante sarà la cosa rubata, tanto più immediata sarà la nostra reazione. Semplice, no?

Anche in questo caso, non è un vero e proprio dispetto in senso umano, ma un abilissimo ingaggio, riuscito alla perfezione. Ho voglia di giocare? Rubo qualcosa e mi faccio inseguire. La mia umana scrive la tesi e non mi fila per ore? Mordo il cuscino e mi considera immediatamente. E così via.